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Definito il “sommo poeta” Dante Alighieri è considerato Il Padre della lingua italiana. La sua opera principale, la Divina Commedia, è il maggior poema della letteratura italiana ed è considerata uno dei capolavori della letteratura mondiale.
Definito “il sommo poeta” o “il vate”, Dante Alighieri è stato uno dei più grandi scrittori e poeti italiani. Figlio di una famiglia guelfa di Firenze, di piccola nobiltà, nacque nel 1265 anche se nei suoi scritti non compare mai la sua data di nascita e molti storici fanno risalire la sua nascita al 1265 poiché nel 1300 anno in cui Dante scrisse la “Vita Nova” aveva 35 anni. Il padre di Dante era un piccolo proprietario terriero, anche se in verità non si conosce molto su di lui poiché Dante stesso mantenne sempre il più assoluto silenzio. La madre Bella morì pochi anni dopo la cita di Dante e il padre si risposò. Dante frequentò regolarmente le scuole di Firenze ma la sua cultura crebbe solo grazie al suo grande interessamento verso la cultura e alla sua amicizia con Brunetto Latini All’età di 18 anni Dante si innamora di Beatrice, la figlia di Folco Portinari, sposata con Simone de’Bardi e da allora in poi la maggior parte delle rime e opere di Dante sono dedicate a lei. Le prime canzoni che Dante scrisse catturarono l’attenzione di Guido Cavalcanti e l’interesse del giovane nobile per il modesto poeta si trasformò in amicizia. Ben presto Dante entra a far parte della vita politica di Firenze, iscrivendosi alla corporazione dei medici e degli speziali. Quando la lotta tra Guelfi Bianchi e Guelfi Neri si fece più aspra, Dante si schierò col partito dei Bianchi che cercavano di difendere l’indipendenza della città opponendosi alle tendenze egemoniche di Bonifacio VIII Caetani, che fu Papa dal dicembre 1294 al 1303. Nel 1301, proprio mentre a Firenze arrivava Charles de Valois e il partito dei Neri, sostenuto dal papato, prendeva il sopravvento, Dante fu chiamato a Roma alla corte di Bonifacio VIII. Quando iniziarono i processi politici, accusato di corruzione, fu sospeso dai pubblici uffici e condannato al pagamento di una pesante ammenda. Poiché si rifiutò di presentarsi davanti ai giudici, Dante fu condannato alla confisca dei beni e «al boia» se si fosse fatto trovare sul territorio del Comune di Firenze. Fu così costretto a lasciare Firenze con la coscienza di essere stato beffato da Bonifacio VIII, che l’aveva trattenuto a Roma mentre i Neri prendevano il potere a Firenze e che fu sempre suo feroce avversario, guadagnandosi un posto di rilievo nei gironi dell’Inferno della Divina Commedia. Dal 1302 comincia il periodo dell'esilio, che durerà fino alla sua morte. Nel 1306 Dante inizia a scrivere la Divina Commedia alla quale lavorerà per tutta la vita Nel 1315, gli venne offerto di ritornare a Firenze ma a condizioni che il suo orgoglio ritenne troppo umilianti. Rifiutò con delle parole che rimangono una testimonianza della sua dignità umana: «Non è questa, padre mio, la via del mio ritorno in patria, ma se prima da voi e poi da altri non se ne trovi un'altra che non deroghi all’onore e alla dignità di Dante, l’accetterò a passi non lenti e se per nessuna siffatta s’entra a Firenze, a Firenze non entrerò mai. Né certo mancherà il pane». Nel 1319, fu invitato a Ravenna da Guido Novello da Polenta, Signore della città che, due anni più tardi, lo inviò a Venezia come ambasciatore. Rientrando da questa ambasciata, Dante venne colpito da un attacco di malaria e morì a Ravenna a 56 anni nella notte tra il 23 e 24 settembre 1321, dove si trova la sua tomba. Opere di Dante Alighieri 1290 Detto d'amore 1290 Fiore 1292 Vita nuova 1303 De vulgari eloquentia 1304 Convivio 1304 Epistole 1306 Inferno 1313 Monarchia 1315 Purgatorio 1316 Paradiso 1319 Egloghe 1320 Questio de aqua et terra 1555 Divina Commedia |